Circolo Rosselli Milano
Circolo politico - culturale Carlo Rosselli di Milano
Carme Chacón (10 aprile 2017)

Carme Chacón 10 aprile 2017
(tratto dalla newsletter Socialist International)

Mário Soares (9 gennaio 2017)

Mário Soares 1924-2017
(tratto dalla newsletter Socialist International)

Soares: la memoria e l’esempio di un socialista

Shimon Peres (29 settembre 2016)

Shimon Peres 1923-2016
(tratto dalla newsletter Socialist International)

Francesco D'Ambrosio (16 settembre 2016)

È morto Francesco D’Ambrosio “papa” della legge 194 di Roberto Caputo
(tratto da sito Pensalibero.it del 16 settembre 2016)

Michel Rocard (6 luglio 2016)

Ricordare Rocard, per non arrendersi di Ilvo Diamanti
(tratto dalla rubrica Bussole del sito Repubblica.it)

Ugo Sacerdote (2 luglio 2016)

Torino, è morto Ugo Sacerdote uno dei grandi protagonisti della Resistenza
(tratto dal sito Repubblica.it)

Paolo Leon (11 giugno 2016)

Incontro con Paolo Leon
Economia e/è Cultura, Lavoro e/è Sviluppo, intervista a Paolo Leon
(tratto dal sito www.syloslabini.info, 14 giugno 2016)

Un ricordo di Paolo Leon, scomparso l’11 giugno
Un ricordo dell’economista keynesiano scomparso nei giorni scorsi. Uomo di solida formazione teorica e politica messa al servizio delle istituzioni
(tratto dal sito www.sbilanciamoci.info, 13 giugno 2013)

Paolo Leon contro l’economia mainstream: “E’ un’ideologia”
(tratto dal sito keynesblog.com, 12 giugno 2016)

Paolo Leon, coerenza di un keynesiano
(tratto dal blog della Fondazione Nenni, 12 giugno 2016)

Personalmente ho di lui un gran bel ricordo in un'intervista che gli feci nel novembre del 2011 mentre stavo iniziando a scrivere la mia tesi di dottorato in storia su Riccardo Lombardi, con il quale, come si accenna all'inizio dell'articolo, è stato molto in contatto durante la sua militanza nella sinistra del PSI. Ebbi la sensazione di avere di fronte una persona, oltre che immensamente colta, anche assai disponibile e appassionata.
Penso che una voce come la sua mancherà a molti.
Luca Bufarale

 

Attilio Mangano (9 aprile 2016)

La stagione dei movimenti
Ritratti. Un ricordo di Attilio Mangano, intellettuale e militante politico, che studiò gli anni 60 e 70 e le loro dinamiche sociali
(tratto dal sito del quotidiano "il manifesto" - 19 aprile 2016)

Attilio Mangano
(tratto dal sito www.aldogiannuli.it - 15 luglio 2016)

 

Luciano Gallino (11 novembre 2015)

Per ricordare Luciano Gallino
(tratto dal sito Cambia il Mondo - 12 novembre 2015)

L’eredità di un grande intellettuale
(tratto dal sito Caratteri Liberi - 11 novembre 2015)

Luciano Gallino, l’Olivetti, l’Italia
(tratto dal sito www.nuovatlantide.org - 12 novembre 2015)

 

Mauro Ferri (30 settembre 2015)

Con lui scompare un altro grande nenniano
(tratto dal blog Fondazione Nenni - 29 settembre 2015)

Ricordo di Mauro Ferri
(tratto dal sito www.mondooperaio.net - 2 ottobre 2015)

Ricordo di Mauro Ferri
(tratto dal sito www.mondooperaio.net - 23 ottobre 2015)

 

Giampiero Spagnolo (16 novembre 2014)

Se ne andato – dopo tribolazioni di salute ma con speranze di uscire indenne dall’ospedale di Varese dove era in osservazione – il mio amico (da 50 anni!) Giampiero Spagnolo, architetto, marito di Paola Acht e padre di Francesco e Valentina Spagnolo. Una sorta di famiglia allargata.
Lo ricordo qui con una sua pagina di ricordi. Scritta in onore di Sandro Pertini con memorie e spunti della “milanesità” di Sandro Pertini, cose che hanno fatto parte della nostra vita.

Giornale Sentire
25 aprile 2008 - Omaggio a Sandro Pertini

'Il mio amico Sandro' - Ritratto privato di uomini di altri tempi: Pertini, settimo Presidente della Repubblica, nonno degli italiani
di GIAMPIERO SPAGNOLO

Conobbi i Pertini nel 1965 frequentando quella che sarebbe diventata mia moglie. Mio suocero aveva ottenuto grazie a lui la cittadinanza italiana, rientrando in Italia dalla Svizzera, dove era dovuto riparare a seguito delle leggi razziali fasciste (essendo un ebreo nato a Leopoli e in Italia da apolide). Sandro, all'epoca già parlamentare del Psi, non faceva piaceri e non raccomandava nessuno, ma si prese a cuore la vicenda su richiesta della moglie Carla, amica di mia suocera.
Quando la cittadinanza arrivò fu festa grande. Da allora i Pertini e i miei suoceri si ritrovarono ad ogni vigilia di Natale, così presero a ben volere anche me che frequentavo la casa. Sandro e Carla erano una ''strana coppia''. Anzitutto per la differenza di età (c'erano 24 anni tra loro) e ''strana'' anche per la continua discussione e apertura mentale, la profonda cultura e il fare anticonformista che colpiva chiunque.
Burbero, lo sentii dire che la politica era cosa difficile. Non voleva dissuadere, ma sottolineare l'importanza del ‘fare' politica. Allora la voce tuonava, pur in un fisico minuto, e diventava asserzione assoluta.
Nel 1978 in luglio fu eletto Presidente della Repubblica. Passammo da Roma e Sandro ci accolse nella comoda poltrona del sottotetto riattato a studio da Carla, che da valente giornalista parlamentare si era dignitosamente dimessa per dedicarsi - con la sua laurea in psicologia - ai tossicodipendenti. In Piazza Trevi si riservò un sottotetto tutto pieno di variazioni di quota e travi a vista. La veduta sulla piazza era possibile tramite piccole ed alte finestre: dovevo stare in punta di piedi e credo che anche Sandro non sia mai stato in grado di vedere la piazza e la fontana, data la piccola statura fisica.
Lo trovammo in poltrona, con la pipa in bocca, sommerso di carte, buste e documenti che un messo del Quirinale continuava a portargli. Smise subito di guardare le carte e ci accolse. Carla ci portò nel piccolo bagno, ricavato in un angolo del sottotetto. Aprì il finestrino: ''Ecco dov'è per me il Quirinale'' disse indicando la torretta con la bandiera italiana. ''Da qui lo voglio vedere''. Su un piccolo terrazzino, accessibile da una scaletta, c'era la cyclette con la quale il Presidente manteneva attivo l'esile fisico.
Lo ricordo come persona carica di spiritualità, dallo sguardo limpido e dal carattere forte, capace di collera (sempre ben motivata), ma pieno di umana dolcezza e comprensione.
Quando i miei figli intonarono ''monsieur le president'' in cui un giovane chiede al suo presidente di non essere chiamato alle armi, Sandro mostrò di gradire, ma poi disse: ''...non sono e non sarò mai un presidente che chiama nessuno alla guerra. Io l'ho provata: quella mondiale e quella civile, ben peggiore. Non l'auspico e non l'auspicherò mai per nessuno''.
Nel Natale 1984 Sandro non era più presidente e venne a Milano a trovarci, Non aveva più la scorta, ma il Comune assegnò un agente di polizia municipale per ogni esigenza. Ma Sandro gli chiese se non avesse altro da fare. Arrossendo l'agente rispose che quel giorno avrebbe dovuto portare il figlio alla partita di calcio. Da nonno affettuoso lo rassicurò: non si sarebbe spostato e lo congedò. L'agente se ne andò tranquillo.
L'agente era appena uscito, che Pertini chiese di andare alla Rinascente: voleva fare dei regali. Come potevo dirgli di no? Arrivati in centro, feci sbarcare Sandro e figli e cercai posteggio poi trafelato giunsi alla Rinascente: la ressa era già totale. Faticai a convincere il capo della sorveglianza che dovevo raggiungere Pertini e dopo aver fornito molti dettagli fui fatto passare. La gente di voce in voce diceva: ''c'è' Pertini! C'e' Pertini'' e la calca si dirigeva verso Sandro scortato da agenti della security interna. Tutti volevano salutarlo.
Finiti gli acquisti Sandro disse: ''Ora voglio una cioccolata da Motta''. Pochi passi tra i portici della Rinascente e la Galleria che furono una lotta indescrivibile per arginare la folla: chi voleva salutare il nonno di stato, chi lo tirava per la manica o lo abbracciava. ''Bravo Sandro, sei tutti noi'' gridò qualcuno. Sandro se la godeva con un sorriso smagliante, come un ragazzino felice di aver fatto una marachella tra cioccolata e abbracci dei clienti e il direttore che - fatta la riverenza - chiedeva il permesso di far avvicinare le commesse.
A casa intanto era tornato dalla partita l'agente. Terreo in volto non aveva trovato dove l'aveva lasciato il personaggio di cui doveva prendersi cura. Sandro lo rassicurò: ''Dirò che non mi avete mai perduto di vista''. L'ultimo ricordo è del settembre 1989. Pranzammo in una trattoria romana, Sandro era stanco e magrissimo. Sceso in piazza Trevi, una gran folla si era raccolta intorno. Il pranzo fu sobrio: chiese prosciutto crudo, quattro mazzancolle lessate, un ciuffo di insalata e l'immancabile zolletta di zucchero imbevuta di gocce di grappa. ''Oggi pago io'' lo implorai e lui mi apostrofò. ''Zitto moccioso, paga il presidente e non mi irritare più''. Non ho più avuto, da allora, la gioia di irritarlo.

Fonte: http://giornalesentire.it/
Link: http://giornalesentire.it/2008/aprile/2435/omaggioasandropertini.html
http://www.fondazionepertini.it/asp/leggi.asp?IdSez=3&idcontenuto=808&IdSottoSez=12

 

Ciao Giampiero, non ti incontrerò più quando portavi in giro il tuo grosso cane e il tuo grande cuore. Sono immensamente triste.
Francesco Ferrari

 

Guido Martinotti

Una notizia davvero brutta, che mi commuove profondamente.
I colleghi ne ricorderanno la figura di sociologo, noi credo (come mi ha scritto Felice Besostri) dovremo ricordare il compagno, profondamente impegnato nell'atività politica nel senso più alto del termine, come hanno mostrato anche i suoi recentissimi interventi in questa ml
ciao Guido

E' morto a 74 anni Guido Martinotti un maestro della sociologia urbana Prorettore alla Bicocca fino al 2005, scrisse fra l'altro 'Metropoli. La nuova morfologia sociale della città' e 'La dimensione metropolitana. Sviluppo e governo della nuova città'. Si trovava a Parigi con la moglie Guido Martinotti

E' morto all'età di 74 anni Guido Martinotti, professore ordinario di sociologia urbana all'Università Bicocca, dove è stato prorettore dal 1999 al 2005. Martinotti è stato stroncato da un malore improvviso mentre si trovava a Parigi insieme con la moglie.

Autore affermato, anche in ambito internazionale, di numerose pubblicazioni in campo di sociologia urbana, Martinotti ha scritto fra l'altro Metropoli. La nuova morfologia sociale della città (il Mulino, 1993) e La dimensione metropolitana. Sviluppo e governo della nuova città (il Mulino, 1999). Ha ricevuto numerosi riconoscimenti collaborando per istituzioni pubbliche nazionali e internazionali. È stato fellow e visiting professor di numerose università e centri di ricerca: in particolare dal 1985 è stato annualmente visiting professor presso il dipartimento di Sociologia della University of California, Santa Barbara.

"Tutta la nostra comunità è profondamente colpita e addolorata per l'improvvisa scomparsa di Guido Martinotti", è il primo commento di Marcello Fontanesi, rettore della Bicocca. "Guido Martinotti è stato uno dei maggiori esponenti della sociologia urbana non solo in ambito nazionale - prosegue Fontanesi - Ha contribuito con grande impegno e passione alla nascita dell'Università Bicocca, partecipando con idee e entusiasmo allo sviluppo del Distretto Bicocca. Ha fondato, insieme con altri colleghi, la facoltà e il dipartimento di Sociologia, colmando un vuoto scientifico e culturale a Milano e in Lombardia. Il suo lavoro di ricerca delle dinamiche sociali nella dimensione metropolitana è una importantissima e feconda eredità non solo per tutti gli studiosi della materia, ma anche per tutti coloro che sono interessati alla qualità della vita urbana".

 

Improvvisamte scomparso a Parigi,dove era per il suo lavoro culturale, Guido Martinotti ha avuto, troppo presto, la morte del giusto. Lo ricordo nel periodo migliore di Mondo Operaio, nella preparazione della conferenza di Rimini, ma anche adesso, sempre pronto a fare la sua parte senza pretendere pulpiti, con l'umiltà del grande intellettuale, sia che lo chiamassimo a Volpedo, o ci fosse da partecipare alle primarie nazionali e regionali, o di parlare all'Umanitaria. Insegnava sociologia urbana,a Milano Bicocca, di cui era stato prorettore. Gli sia lieve la terra, quanto è grande il ricordo e la riconoscenza che gli dobbiamo.

il suo curriculum:
Guido Martinotti is a professor of Urban Sociology at the Università degli studi di Milano-Bicocca, Coordinator of Corso di Laurea in “Scienze del turismo e comunità locale”, Facoltà di Sociologia, and since 2001 he is Coordinator and Chairman of the Doctoral Committee of the Program QUA_SI, Quality of Life in Information Society. Fellowships: Harkness Fellow of the Commonwealth Fund, 1962-1964; 1974 Directeur d'études associé at Ecole Pratique des Hautes Etudes, Paris (Groupe de Recherche Pierre Bourdieau); 1971 Senior Fulbright-Hayes Fellow, University of Michigan and ISR Institute for Social Research, Ann Arbor, Michigan. Since 1985, yearly, visiting professor at the Department of Sociology, University of California at Santa Barbara, UCSB; Spring Semester 1998 Fellow at the E.M. Remarque Institute, New York University. Invited International Visting Scholar at the Metropolitan Study Program, New York University, Fall Semester 2002. National and international professional bodies, public service.

Since 1990, Member of Academia Europaea: from 1992 to 1995 he was Convenor of the Sociology Group, from 1996, Member of the Board and from 1998, Chairman, of the Social Sciences Group. From 1992 to 1996 Chairman of SCSS, Standing Committee for the Social Sciences of the ESF, European Science Foundation. From September 1994 to the dissolution of the body by Minister Cresson, Member of ESTA European Science and Technology Assembly, Member of the Board (1994-1997) and from 1994 to 1995 Chairman of the Working Party TSER (Targeted Socio-Economic Research). Chairman, Study Panel on Large Scale Facilities in the Social Sciences of the DG12 of the European Commission, TMR, (1994). Member of CCB, Commissione Centrale di Beneficenza, Fondazione CARIPLO, Milano (since 2000), also member of the subcommittees on “Scientific Research and Technological Transfer” and “Environment”

Books: Informazione e sapere, Milano 1992; Metropoli. La nuova morfologia sociale della citta\', Bologna 1993; Guida alla Facolta\' di Scienze politiche (with Alberto Quadrio Curzio) Bologna 1994; Bisogni informativi, banche dati e territorio (Editor, with Enrico Ercole) Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma, Dicembre 1994; Cittadini si diventa (with Eva Cantarella), Einaudi scuola, Milano 1996; Perceiving, Conceiving, Achieving the Sustainable City. A Synthesis Report, European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions, Loughlingstown, Co.Dublin 1997; L’inafferrabile élite (Editor), Quaderni della Fondazione Courmayeur, 5, Quart (AO), 1998; 1999 - La dimensione metropolitana. Sviluppo e governo della nuova città,(a cura di), Il Mulino Bologna,1999; Atlante dei bisogni delle periferie milanesi (Editor), Comune di Milano, Milano 2001
Claudio Bellavita

 

Molto addolorata.
Donatella De Gaetano

 

Mi dispiace moltissimo. Ero sempre d'accordo, al 100 per cento, sui suoi interventi su questo forum. Ci mancherà!
Diego Zandel

 

Raramente nella vita ho trovato una costante sintonia di valori e di giudizi politici come con Guido Martinotti. Per questo sono molto triste, il suo venir meno mi lascia un grande vuoto, dolore e nostalgia.
Giovanni Baccalini

 

Mi è giunta ora la notizia dell'improvvisa scomparsa di Guido Martinotti, un compagno socialista la cui frequentazione è stata un aricchimento culturale e politico incommensurabile, anche quando non vi era convergenza di valutazione su fatti contingenti. La sua attività di studioso e di intellettuale in Italia, in Europa e negli Stati Uniti è la migliore dimostrazione che le vicende del PSI non hanno fatto scomparire una cultura politica socialista dal nostro paese, come molti speravano purtroppo non solamente a destra. Non possiamo limitarci a testimoniare il passato, perchè Guido e noi siamo convinti, che proprio l'assenza di un partito socialista, quale che sia il nome, vincolato alla grande famiglia del socialismo europeo e fortementeradicato nel popolo e tra chi vive del proprio lavoro sia una delle cause della debolezza strutturale della sinistra italiana. Fino all'ultimo Guido è stato impegnato nelle primarie nazionali e in quelle regionali con una scelta netta a favore di Umberto Ambrosoli.
In oltre 40 anni di conoscenza sono troppi i momenti che affiorano alla memoria per ricordarne uno. Guido ha voluto essere con noi al Quinto incontro annuale del Gruppo di Volpedo, malgrado un'indisposizione e all'Umanitaria ha svolto una lezione magistrale nell'ambito della scuola politica della Fondazione Socialismo e i suoi interventi puntuali nella mailing list del Circolo Rosselli Avevamo in programma un incontro a Parigi, la capitale di un socialismo possibile. Non credo all'al di là, ma nel ricordo perenne di un amico ed un compagno come pochi.
Felice Besostri

 

Profondamente colpita dalla notizia. Un abbraccio alla famiglia e ai suoi cari.
Bianca La Rocca

 

Scarica l'articolo (formato PDF ) sulla scomparsa di Guido Martinotti scritto da Alberto Martinelli e apparso sul Corriere della Sera del 5 dicembre 2012.

 

Non ho mai incontrato Guido Martinotti, ma quando ho appreso la notizia, mi è venuto un groppo in gola, come se, grazie al Rosselli, ci fossimo frequentati per anni. Mi dispiace infinitamente.
Lorenzo Borla

 

Di Guido ricordo l'acume, la spiccata ironia, ma soprattutto la generosa disponibilità al dialogo ed all'insegnamento.
Penso che con noi del Circolo Rosselli si trovasse bene.
Ricordo un incontro con lui organizzato una ventina d'anni fa in una delle nostre ultime "catacombe", il circolo Arci di Via Savona 37 Milano (che era anche un'antica e gloriosa sezione del Psi). Per nulla condizionato dalla consueta esiguità dell'uditorio, ci intrattenne amabilmente per un'intera serata parlandoci della sociologia urbana di Milano.
Grazie a lui capimmo una cosa che forse oggi diamo per scontata ma che allora, almeno per me, era nuova: che, contrariamente alla vulgata, in quei decenni la città non aveva perduto abitanti e non era neppure invecchiata, ma si era semplicemente allargata al di fuori della cinta daziaria, dando vita ad una realtà metropolitana che travalicava confini amministrativi divenuti obsoleti. Le coppie giovani, spinte dalla crescita dei prezzi degli immobili del centro e dal desiderio di migliorare la qualità di vita, si erano spostate via via nei comuni della provincia, determinando un travaso ed una progressiva urbanizzazione nell'hinterland; dando luogo cioè ad un fenomeno in realtà unitario, senza soluzione di continuità. Le ricadute politiche del ragionamento erano evidenti e fa un certo effetto pensare che ancora oggi, dopo decenni, non si sia realizzato quello strumento di governo del territorio - la città metropolitana - di cui già allora la lucida analisi di Guido dimostrava l'assoluta necessità.
Leggere i suoi vivaci ed appassionati interventi di questi ultimi anni in questo nostro piccolo furum di discussione del Rosselli e dialogare con lui, anche privatamente, è stata una costante fonte di arricchimento intellettuale.
Ripensandoci oggi, quel che più mi colpisce è la sua disponibilità a mettersi davvero in gioco, alla pari, fino al punto di lasciarsi correggere e di riconoscere apertamente l'errore.
Una grande lezione di stile, da Maestro autentico e da vero Compagno.
Luciano Belli Paci

 

Io non l'ho mai conosciuto direttamente, ma mi ricordo quando ero studente e poi appena laureato, che collaboravo con il dipartiento di sc. sociali a Pavia, la sua figura mitica, spesso evocata da Cavalli, e gli altri del dipartimento, e mi ero fatto l'idea di lui come di un pilastro della sociologia Italiana, confermata anche dalle letture che via via facevo.
Quando recentemente, aderendo a questo forum, ho visto che ci scriveva anche lui, ho scoperto che era anche un compagno semplice e diretto: asciutto e senza peli sulla lingua.
E' un peccato che se ne sia andato così, adesso più che mai c'è bisogno di persone che sappiano "tenere la bussola".....
Salvatore Salzano

 

Condivido anch'io il dispiacere per la perdita di Guido Martinotti, che avevo conosciuto tramite questa lista di discussione.
Paolo Pozzati

 

Ringrazio Alberto Martinelli per il suo bell'intervento sul Corriere di oggi in morte di Guido Martinotti, in cui si parla anche della nostra "comunità virtuale" rosselliana.

E' davvero un bel pezzo, che richiama in modo toccante le qualità intellettuali, il valore scientifico, la capacità di insegnamento, la calore umano, la passione civile e l'impegno politico di Martinotti.
Difficile aggiungere altro a quel commosso e sentito ritratto.

Per parte mia, vorrei solo richiamare ancora una volta il rapporto che Guido era venuto costruendo in questi mesi con il nostro Circolo.

Come tutti voi ben sapete, infatti, Martinotti era divenuto da qualche tempo una "firma" delle più assidue di questa nostra mailing list rosselliana.
Leggere i suoi frequenti interventi era bello ed istruttivo. Ed intrattenere con lui un dibattito pressoché quotidiano sui più diversi argomenti di discussione - storica, politica, economica, di costume... - era fonte di suggestioni e di stimoli mai banali.
Le sue relazioni col Circolo, per merito in primo luogo proprio della mailing list, si stavano del resto facendo da qualche tempo indubbiamente più strette, e in più di un'occasione lo abbiamo avuto, non a caso, tra gli ospiti con cui ci siamo confrontati in alcune delle nostre iniziative pubbliche.

Lo scorso maggio lo avemmo ad esempio tra i relatori - assieme allo stesso Martinelli, a Gigliola Toniollo, ad Enzo Marzo e a Donatella De Gaetano -, alla presentazione milanese del VII rapporto sulla secolarizzazione in Italia, curato da CGIL e Critica Liberale. A settembre ci si è rivisti a Volpedo, ove ci regalò una bella relazione sulle conseguenze sociali della crisi. E quasi tutti i giorni, come dicevo, lo ritrovavamo nella nostra casella di posta elettronica, con qualche nuova osservazione, commento, opinione sulle più varie questioni.
Leggere quotidianamente le opinioni di Guido era ormai divenuta una bella e arricchente consuetudine. E noi tutti ci sentivamo onorati del fatto che le nostre discussioni - a volte un po' carbonare - fossero divenute per lui motivo di attenzione così assidua e frequente. Vi vedevamo, in fondo, come una sorta di riprova del fatto che ci stiamo dopo tutto muovendo su una strada giusta.
Anche per questo, la sua perdita lascia un vuoto non piccolo in ciascuno di noi.

Un saluto.
Francesco Somaini

 

Credo che tutti sentiamo grande tristezza e un vuoto intellettuale. Ci si sente spinti a scriverlo. Per quanto possa sembrare convenzionale, non lo è assolutamente.
Paolo Zinna

 

Non è stato mio professore, ma lo sento comunque come maestro di intelligenza e di misura, esempio di come si possa discutere con serenità senza rinunciare a niente del rigore critcico. Se ce lo ricordiamo così, sspremo rendergli, nel nostro piccolo , e nell'irreparabilità della sua perdita, testimonianza.
Aldo Tropea

 

Avevo scambiato con Lui un commento proprio ieri l'altro sulle primarie del centrosinistra e mi era molto piaciuto l'apologo dei due monaci tibetani con cui aveva illustrato due diversi modi di rapportarsi all'eredità del PCI. Condivido il dolore degli amici e compagni del Rosselli.
Lanfranco Turci

 

Anche questa è per noi un'enorme perdita.
In casi come questi, ci sia di conforto una semplicissima constatazione:
Guido, come tutti noi socialisti non più giovanissimi (io ne ho 64), aveva sempre avuto ragioni da vendere rispetto alle impostazioni politico-culturali dei ns. "cugini".
Renato Fioretti

 

Vorrei ricordare Guido con questo inedito documento "Proposta di abolire Lo STATO del vaticano devolvendo tutti i suoi possedimenti alla chiesa cattolica" (formato PDF). Il suo contributo dato all'iniziativa del GdV (Genova 30 giugno 2012 - Sala Sivori) per il 120° della fondazione del partito dei Lavoratori.
Felice Besostri

 

E' davvero una perdita grande. Dal 1957, quando eravamo insieme nell'ugi, ho sempre ammirato la sua vivacità intellettuale, la sua profondità di pensiero ed il suo spirito libero che gli ha consentito d'essere sempre aperto al dialogo e disponibile con tutti.
Mario Viviani

 

Ho conosciuto Guido Martinotti negli anni della mia militanza nel PSI.
Socialista appassionato e grande sociologo. Soprattutto negli anni in cui sono stato sindaco di Pavia abbiamo avuto rapporti e scambi di idee.
Elio Veltri

 

Scarica l'articolo (formato PDF ) "Guido Martinotti un giornalista d'eccezione" scritto da Michele Salvati e apparso sul sito www.arcipelagomilano.org del 3 dicembre 2013.

 

Emanuele Tortoreto

Emanuele Tortoreto è morto ieri in ospedale in seguito a una bronchite: il funerale sarà celebrato venerdì 5 presso la Chiesa Valdese di via F. Sforza 12, ore 10

Emanuele Tortoreto aveva 84 anni, è rimasto per tutta la vita fedele alle sue origini socialiste e azioniste, nella ricerca di un punto di contatto tra la libertà e la giustizia sociale. Come Riccardo Lombardi, del quale è stato amico e compagno in molte battaglie, ha avuto il torto di aver ragione prima del tempo: convinto autonomista ai tempi del frontismo e critico, in nome dell'alternativa di sinistra, della degenerazione (politica, prima che morale) del partito nel quindicennio craxiano. Univa alla passione per gli studi territoriali e urbanistici (è stato Assessore al Decentramento nella giunta milanese guidata da Aldo Aniasi) una fiducia incrollabile nell'impegno e nella militanza politica, anche la più minuta. Cultore delle memorie, era proiettato nel futuro. Rudemente emarginato da personaggi di dubbia levatura politica e morale, non nutriva odio né rancori, aveva un sorriso e un pensiero gentile per tutti. E' stato un maestro, un compagno, un amico fraterno.
Simone Zecca

Una triste notizia per noi tutti: è morto un partigiano, un compagno, un amministratore onesto, uno storico del socialismo, un amico, una persona perbene. Un socialista d'altri tempi.
Giovanni Scirocco

La perdita di Emanuele colpisce e commuove. Ci lascia un compagno di grande valore, intelligenza, cultura e capacità critica. E ci lascia un amico dalla grande qualità umana.
Come "Rosselliani" lo abbiamo spesso visto tra i compagni più attivi e partecipi alle nostre iniziative, e la sua presenza ci onorava.
Ora rendiamo noi onore alla sua memoria.
Francesco Somaini

E' scomparso Emanuele Tortoreto compagno insigne della sinistra socialista in tutte le formazioni politiche cui ha partecipato con coerenza e passione. Quando scompare un socialista biografico come Emanuele Tortoreto è il futuro che appare compromesso, ma è una prima impressione ha solo passato il testimone, che dopo alcuni passaggi giungerà in mano ad un ventenne, di cui fra 60 anni si possano dire le stesse cose di Emanuele
Felice Besostri

Volevo lasciare un personale ricordo di Emanuele Tortoreto, la cui scomparsa ha lasciato in me un profondo vuoto. Molti di voi lo avranno conosciuto senz'altro meglio del sottoscritto, come studioso di legislazione urbanistica, come storico "non professionista" (ma non per questo meno accurato!) della Milano della guerra e del dopoguerra o come militante del Partito socialista (e, prima ancora, della gioventù azionista). Io l'ho incontrato per la prima volta nel giugno del 2009. Avevo appena iniziato il dottorato in storia con una tesi su Riccardo Lombardi, il dirigente azionista e poi socialista al quale era stato vicino e a cui aveva dedicato un bel libro (La politica di Riccardo Lombardi dal 1944 al 1949) uscito, mi pare, nel 1972. A mettermi in contatto con lui fu Giuseppe Vignati dell'ISEC di Sesto. Inizialmente ero un po' intimidito ma subito mi colpì la sua grande curiosità verso il lavoro di un neofita appena laureato quale ero, la sua precisione nel consigliarmi piste di ricerca e nel fornirmi dati e, soprattutto, la sua totale mancanza di supponenza intellettuale, il non voler mai parlarmi, per così dire, dall'alto in basso. Nelle successive occasioni in cui ci siamo incontrati ho imparato ad apprezzarne ancora di più sia le doti intellettuali sia la sua profonda umanità. In questo ultimo anno e mezzo, malgrado i costanti problemi di salute, ha seguito la mia tesi su Lombardi, sempre prodigo di suggerimenti e consigli: io gli mandavo i capitoli per posta e lui mi inviava lettere minuziose di commento, persino su certe note a piè di pagina che avevo scritto.
Se la storia è uno studio di e su donne e uomini e su ciò che essi fanno o subiscono nel corso del tempo e se scrivere di storia è in fondo un atto di amicizia nei confronti dell'umanità, tanto più mi sento di dire che in chi ti insegna a farla non contano solo le doti intellettuali, ma l'empatia che si è capaci di stabilire con chi ti sta accanto, quella capacità di sentire e di comunicare emozioni che consente al giovane studioso di rivivere i problemi, le speranze, le delusioni, le gioie di uomini e donne del passato. Emanuele sapeva fare questo, coniugando, cosa assai rara, la passione del testimone e del militante politico con l'accuratezza del ricercatore storico (magari non "professionista". Ma il mondo è pieno di ottimi "storici in potenza"...) e la connessa capacità di "mettere a una certa distanza" (non l'impossibile "distacco"...) l'oggetto dei propri studi.

Ci siamo rivisti l'ultima volta a casa sua all'inizio di luglio, vicino Piazza Gambara, dove mi ha ospitato insieme alla moglie Irene (persona deliziosa) mentre io compivo le ultime ricerche. Nel suo studio, stipato di libri e riviste, si riusciva a mala pena a passare. Sul tavolo, accanto all'ultimo capitolo che gli avevo inviato, c'erano le bozze di una tesi, mi pare, di legislazione urbanistica. "Ho tante cose da fare - mi diceva - devo aiutare questa dottoranda e poi ho anche il mio libro da scrivere". Ci siamo sentiti due giorni prima che ci lasciasse, per telefono: era già in ospedale e si rammaricava di non poter venire alla discussione della mia tesi, a Padova, il 10 ottobre prossimo. "Assente giustificato!" mi ha detto scherzando, come se fosse lui lo scolaro e io il professore. Mi piace ricordarlo così, come un uomo che non si è mai stancato di imparare dagli altri insegnando agli altri. Grazie per tutto Emanuele!
Luca Bufarale

Una folla di ricordi, quasi tutti attorno al 1970. Nella periferia più sperduta di Milano, in qualsiasi manifestazione o iniziativa Emanuele non poteva mancare.
Si chiude un'epoca.
Autuori

Non so se qualcuno può fare arrivare alla famiglia di Emanuele le mie condoglianze. Ho avuto con Emanuele una comune esperienza di militanza nella sinistra socialista di Lombardi. Era un uomo mite, ironico, tenace nelle sue convinzioni, coerente, molto amico di Riccardo.
Elio Veltri

Mi dispiace di non aver potuto partecipare al funerale. Ho apprezzato e stimato Emanuele Tortoreto e lo ricordo con affetto e commozione.
Alberto Martinelli

Ho saputo solo oggi - attraverso l'amico Mario Ganino - della scomparsa di Emnuele Tortoreto.
Compagno di lavoro e di grandi ideali ancora vivi sia nel sociale sia nella salvaguardia dell'ambiente e della memoria storica delle nostre Città .
Sono certo che il Suo insegnamento rimarrà e germoglierà in molti giovani che lo hanno conosciuto.
Ricorderò sempre con commozione le Sue indicazioni politiche e di vita.
Giorgio Casati

 

Demetrio Costantino

La notizia mi ha DOLOROSAMENTE SORPRESO IN VIAGGIO PER ROMA. PER TANTISSIMI ANNI IL COMPAGNO CAPPALUNGA INVITAVA I COMPAGNI COSTANTINO E LUISE A MANGIARE PANETTONE E BERE SPUMANTE ALLA VIGILIA DI NATALE COME COLLABORATORE DI STUDIO ERO INVITATO ANCH'IO. UN PEZZO IMPORTANTE DI VITA POLITICA SE NE VA CON COSTANTINO. ALCUNE SUE BATTUTE O DISEGNINI durante le riunioni degli organi rimarranno eterne. Così come la presa in giro di compagni, ironico ma mai con l'intenzione di offendere e perciò nessuno reagiva. Caro Demetrio non posso nemmeno dire che mi dispiace non esserci, perché sentirei la Tua voce che dice che dispiace più a Te esserci.
Felice Besostri

 

Antonio Ghirelli

Morto a 90 anni il giornalista che fu capo ufficio stampa di Pertini e di Craxi. Una vita tra politica, storia e calcio

 

Giorgio Bocca

 

Alberto Mario Cirese

Ci ha lasciato Alberto Mario Cirese, co-fondatore dell'Istituto Ernesto de Martino

Si è spento giovedì sera all'età di 90 anni Alberto Mario Cirese.
Professore emerito di Antropologia culturale e figura di riferimento per molte generazioni di ricercatori e studiosi di tradizioni popolari.
Cirese è stato nel 1966 il co-fondatore assieme a Gianni Bosio dell'Istituto Ernesto de Martino per il quale scrisse l'importante Premessa allo Statuto di fondazione (vedi il nostro sito) dove venivano gettate le basi teoriche e metedologiche del nostro lavoro. Era legato da una lunga amicizia personale con Bosio, maturata ai tempi della militanza politica nella sinistra socialista che si riconosceva in Lelio Basso. Ha collaborato a diverse attività di ricerca e spettacolo del Nuovo Canzoniere Italiano e per i Dischi del Sole curò il lavoro sugli Aggius e quello dedicato alla Sardegna da Andreas Bentzon.
Presso le Edizioni del Gallo aveva la direzione della collana "Strumenti di Lavoro - Archivi del Mondo Popolare" incentrata sullo studio filologico della demologia ottocentesca.
Dopo la morte di Gianni Bosio la sua collaborazione con l'Istituto divenne più sporadica ma nel corso degli anni ha sempre mantenuto un dialogo con l'Istituto e con Cesare Bermani e negli appelli e nelle sottoscrizioni pubbliche lanciate alla fine degli anni '80 e nei primi anni '90 il suo nome era sempre tra le prime adesioni a nostro favore, al fianco di nomi come quelli di Pietro Ingrao e Vittorio Foa.
Anche nell'ultimo numero della nostra rivista "il de Martino" (19-20) troviamo una suo contributo.
Nel 2008 ci fece pervenire una lettera di saluto, di auguri e di stimolanti critiche per il nostro Convegno in occasione del Centenario della nascita di Ernesto de Martino.
Continueremo a pensare al suo insegnamento e terremo sempre presente il suo rigore e il suo impegno civile e politico nel nostro lavoro futuro.
Alla moglie Liliana Serafini, al figlio Eugenio, ai nipoti, a tutti i familiari e ai suoi allievi più cari, la fraterna vicinanza del Presidente dell'Istituto, dei membri della Giunta Esecutiva, del Comitato scientifico, di Clara Longhini, Dante Bellamio, Cesare Bermani, Sandro Portelli, Antonio Fanelli, Giovanna Marini, Rudi Assuntino e tutti i soci e i compagnni del "de Martino".
Alberto Cirese riposerà da oggi a Castropignano, nel Molise di suo padre e di tanti preziosi studi.

Scarica l'articolo apparso su "Il Manifesto" del 3-09-2011 pagina 11 (formato PDF)

 

Giuseppe (Bepi) Muraro

Nei giorni scorsi è scomparso Giuseppe (Bepi) Muraro. In anni difficili, ma intensi e di maggiore passione politica rispetto a quelli che stiamo vivendo, è stato il responsabile della corrente dei socialisti della Cgil del Piemonte.
Riporto di seguito il breve, ma efficace e sentito ritratto che Sergio Negri ha fatto in suo ricordo per il sito del sindacato (www.cgilpiemonte.it)
Renzo Penna

E’ morto Giuseppe (Bepi) Muraro
"E’ morto Giuseppe (Bepi) Muraro; è scomparsa una persona per bene, un uomo di cultura, un intellettuale rigoroso, un probo e stimato dirigente sindacale.
La Cgil piemontese ricorda con affetto Bepi Muraro, un amico di tutti, un paziente e tenace costruttore dell’unità del sindacato, un minuzioso tessitore dei rapporti umani, anche con coloro che, per opposti schieramenti, hanno avversato, spesso, le sue idee.
Di fede socialista, legato alla figura di Riccardo Lombardi, il professor Giuseppe Muraro, ha iniziato la sua attività nella Cgil al centro studi nazionale con Bruno Trentin.
Trasferito a Torino per ragioni di lavoro fu segretario generale aggiunto alla Cgil del Piemonte per un lungo tempo.
La Cgil, le lavoratrici e i lavoratori piemontesi sono riconoscenti a Bepi Muraro per il suo straordinario contributo per affermare i principi di libertà e di emancipazione dei più deboli."

 

Fulvio Cerofolini

Sindaco per più di un decennio, deputato, difensore civico e infine presidente provinciale dell'Anpi "perché gli anni passano ma la testimonianza, e soprattutto le conquiste, i valori della Resistenza, quelli debbono rimanere" (continua >>>)

(tratto da La Repubblica di Genova, 24 maggio 2011)

di Donatella Alfonso

 

Alceo Riosa

CONGEDI - ALCEO RIOSA
Ha dedicato la vita agli studi sul movimento sindacale ed operaio. E proprio il primo maggio ha dovuto chiudere, prematuramente, quella sua vita (continua...)

(Stefano Rolando, tratto dal blog Mondoperaio del 6 maggio 2011)

 

30/ 40 anni che passano in un attimo alla notizia della sua morte. Con Alceo la colleganza universitaria è arrivata molto dopo la conoscenza di un giovane socialista con un socialista appena più vechio. Ho collaborato ad un libroa cura di Alceo Europa Socialista Prtiti socialisti in Europa, con un pezzo sul Partito Socialista Svizzero. A quel tempo, segno del destino!?, neppure potevo immaginare che sarei diventato cittadino svizzero e membro del Vorstand della Sezione Internazionale del Partito Socialsta Svizzero e prossimo candidato al Consiglio Federale. Socialisi italiani e internazionalisti,ALCEO e io, abbiamo per lunghi anni condiviso l'amicizia con Marc Osouf, massimo esperto di cose italiane dl PSF. Tra amici e compagni rigorosamente a quattrocchi ci sembrava chiarodovefoseroi nodi del mancato sviluppo di una forza socislista degnadiquesto nome, per radicamento sociale e per ideologia, ma tant'è siamo irrimediabilmente un paese di pubblici vizi e private virtù.

Felice Besostri

 

Eugenio Bruni

E’ per me un onore, e di questo ringrazio Roberto e i suoi fratelli, ricordare Eugenio Bruni, davanti a tutti voi.
In questi giorni che intercorrono dalla sua scomparsa ad oggi, sono state dette molte cose su di Lui. In particolare, l’Eco di Bergamo ha dedicato a Eugenio due pagine fitte di ricordi e di storia e il vice direttore Franco Cattaneo gli ha dedicato, dalla prima pagina, un articolo che ha saputo cogliere la sua figura umana e politica in modo sorprendente e anche commuovente.
Mi ha particolarmente colpito, perché è una riflessione che anch’io mi sento di fare, la definizione data da Cattaneo della vita di Eugenio. L’avere attraversato quasi tutto il novecento e una parte anche del ventunesimo secolo con la schiena diritta. Virtù questa che è sempre stata di pochi e che oggi continua a esserlo, forse ancora di più. La libertà era la sua religione laica. Quell’idea di libertà che aveva attinto dalla sua storia familiare quando aveva visto suo padre, medaglia d’argento della Grande Guerra, perdere il posto di lavoro in Comune perché non iscritto al partito fascista o essere trascinato per una notte in gattabuia, perché in città arrivava in visita il duce. Un’idea di libertà intransigente che lo aveva emarginato da tutte le manifestazioni del regime facendolo considerare dai suoi compagni di scuola un essere curioso, diverso. E possiamo immaginare quello che gli sia costato attesa la tendenza all’omologazione così diffusa tra i giovani di tutte le epoche. E’ quella idea di libertà e di insopportabilità della dittatura che lo spinge a fare qualcosa contro il regime. E il qualcosa sarà, insieme ad altri compagni, l’imbrattatura con vernice resinosa di colore marrone, del faccione di Mussolini trasformato in statua e da poco collocato nel centro cittadino. Qualcuno parlerà ed Eugenio verrà tratto davanti al Tribunale Speciale e condannato a tre anni di prigione, che sconterà al Regina Coeli . Il 25 luglio con la caduta del fascismo sarà di nuovo libero e tornerà a Bergamo per vivere i quarantacinque giorni di effimera libertà, così ben descritti dal grande amico di suo padre, Sereno Locatelli Milesi, commissario governativo a Palazzo Frizzoni.
Dopo l’otto settembre, la morte della patria, si troverà a dover scegliere tra un nuovo arresto o andarsene in montagna a raggiungere le prime formazioni partigiane. Sarà questa la sua scelta e con il fratello Roberto si dirigerà verso il lago Maggiore per unirsi alla resistenza. Ma la disorganizzazione di quei primi momenti e la non conoscenza dei luoghi faranno sì che i due fratelli Bruni cadranno ben presto nelle mani della forestale fascista e saranno catturati. Consegnati alla SS, dopo un paio di fucilazioni simulate per soddisfare il sadismo di questi criminali, verranno rinchiusi a S.Vittore e di qui, trascorsi alcuni mesi di detenzione, avviati, attraverso la frontiera del Brennero e un soggiorno a Bolzano, nel lager di Dachau. Alle privazioni e alla sofferenza del carcere si sommeranno il tentativo di annientamento del campo di sterminio nazista. Un’epidemia di tifo petecchiale risparmierà Eugenio, ma non suo fratello Roberto che morirà nel febbraio del 1945. Poi, dopo una violenta battaglia aerea nel cielo sopra il campo, la liberazione da parte delle truppe americane e il fortunoso ritormo a casa di un giovane uomo ridotto a trentacinque chili di peso e con le gambe tutte piagate.
La laurea in legge viene conseguita, dopo l’interruzione degli studi universitari dovuta al lungo periodo di detenzione, nel 1946 e alla fine di quell’anno anche l’iscrizione all’albo degli avvocati.
Nel dopoguerra Eugenio dotato di un’intelligenza pronta e vivace si afferma nella professione forense fino a diventare di lì a pochi anni uno degli avvocati più importanti di Bergamo.
Ma non abbandona l’impegno politico e l’intransigente difesa dei valori democratici espressi dalla nuova costituzione repubblicana. La sua formazione politica è liberale, ma avverte i limiti dell’azione del PLI soprattutto sul piano della politica sociale. E quando nel 1954 la sinistra liberale, guidata da Bruno Villabruna, Mario Pannunzio, Niccolò Carandini, Ernesto Rossi e tanti altri, lascerà il partito per fondare il Partito Radicale, Bruni sarà con loro.
Con Emilio Zenoni fonderà il Circolo per la libertà della cultura, intitolato a Gaetano Salvemini che era venuto a mancare nel 1957, fucina di mille appassionati dibattiti e vero seminario di formazione di giovani sedotti dalle idee laiche, democratiche e progressiste in una città oppressa da una cappa conservatrice e clericale. Sarà eletto consigliere comunale radicale in una lista di sinistra democratica formata da socialdemocratici, repubblicani e radicali nelle elezioni amministrative del 1960. Rieletto nel 1964 nella lista del PSDI nel 1966 aderirà alla riunificazione socialista e nelle successive elezioni del 1970 rimasto nella vecchia casa del PSI verrà nuovamente rieletto per un altro quinquennio.
In Consiglio Eugenio Bruni si occuperà di molti temi : da quelli del centro storico di Città Alta, in quel periodo in via di grande trasformazione, alla cultura. Fu per suo particolare impulso, come presidente della commissione del teatro, che il Donizetti divenne il centro della vita culturale della città portando alle manifestazioni musicali e di prosa che venivano programmate un numero sempre maggiore di spettatori. Ma anche dai banchi del Consiglio la sua parola si alzerà sempre con forza e autorevolezza per difendere, in ogni occasione, i valori della libertà, della giustizia sociale, della laicità dello stato e dell’ antifascismo.
Da ricordare un fatto importante e molto dimenticato. Il grande scultore Giacomo Manzù, figlio di Bergamo, non era in buoni rapporti con la sua città. Bruni, grande appassionato e conoscitore d’arte, svolse con lui un’intensa opera diplomatica di riconciliazione. Frutto di questo lavorio la donazione da parte dell’artista alla città dello splendido monumento al Partigiano che dal 1977 si trova nel cuore di Bergamo, testimonianza dei valori della Resistenza trasfigurati in un’opera d’arte di straordinario impatto estetico ed emotivo.
Poi la presidenza dell’ANED, quella della garibaldina società di Mutuo Soccorso e del Comitato Bergamasco Antifascista dal 1996 fino a pochi mesi fa.
E veniamo ai ricordi personali, politici e professionali. Conobbi Eugenio quando ero ancora uno studente di liceo. Frequentavo un po’ clandestinamente le conferenze che si tenevano al Circolo Salvemini che aveva sede in Palazzo Caprotti, via Tasso 109, sala degli arazzi. Bruni era uno degli animatori e un oratore straordinario. Avvinceva l’uditorio e lo portava dove voleva lui. Insomma un grande seduttore. In un’altra occasione, mi sembra a una serata del Lions Club di cui Bruni era socio fondatore, furono invitati alcuni giovani a dire la loro sui problemi del momento. Tra di loro c’ero anch’io. Mi sembra che il tema fosse la patria. Io dissi una banalità e che cioè un giovane doveva servire la patria non con le armi ma con l’impegno politico e civile. Ma Eugenio mi diede uno sguardo di paterno consenso che mi fece molto piacere. Più tardi, fatto uomo, mi rivolsi a lui in alcune circostanze per me difficili. Egli mi accolse benevolmente, mi diede giusti consigli, mi difese in un processo penale in cui ero parte lesa e mi dimostrò sempre la sua benevolenza. Una volta, eravamo intorno al 1995, dopo la terribile stagione di “mani pulite” noi socialisti ci trovavamo in una situazione difficile. Io ero stato per dieci anni assessore e per cinque vicesindaco e mi era capitato in quel periodo di essere qualche volta insultato per strada con epiteti tipo “ladro craxiano” e addirittura una sera aggredito da due giovinastri. Eugenio mi disse “non prendertela, avete terminato il vostro mandato da galantuomini. Potete camminare a testa alta nelle strade della vostra città”. Un’altra volta, sempre in quegli anni, venni convocato telefonicamente da un giudice nel suo ufficio.Fatto un rapido esame di coscienza non mi sembrò di avere commesso nulla di penalmente rilevante. Ma ero inquieto. Strada facendo incontrai l’amico e collega Riccardo Olivati e lo pregai di accompagnarmi. Riccardo gentilmente acconsentì. Fatti pochi passi incontrammo anche Eugenio. Anche lui fu pregato di aggiungersi alla compagnia. Il che fece di buon grado. Così scortato giunsi nell’ufficio del giudice il quale manifestò una certa sorpresa per il fatto di aver convocato un avvocato e di trovarsene tre. Un carabiniere che sostava nell’ufficio fu ritenuto di troppo da Eugenio e il giudice lo fece uscire. Poi questi, con imbarazzo, mi chiese notizie di una certa pratica amministrativa che una sua conoscente aveva in corso con l’amministrazione comunale, settore al quale io ero preposto. Gli risposi che la pratica faceva appunto il suo corso ed evitata un’ulteriore curiosità del giudice attinente la sua conoscente, che però non faceva parte del dossier, lo salutammo e ce ne andammo non senza farci qualche risata durante l’aperitivo che seguì.
Come collega io ebbi l’occasione di collaborare con Eugenio durante il “processone” e altri processi degli anni settanta-ottanta in materia di terrorismo. Egli insieme al carissimo Agostino Viviani, scomparso anche lui l’anno scorso, era la nostra guida. Era insomma il punto di riferimento per la generazione successiva alla sua. Avevamo deciso di difendere gli imputati di quei particolari processi per una fondamentale ragione. I processi si dovevano fare nel rigoroso rispetto della costituzione e delle leggi sostanziali e processuali vigenti senza ricorso a leggi speciali. Si capiva che non alterando il quadro delle libertà del paese, iniziando dall’idea che si dovessero celebrare processi giusti, pure in quella difficile temperie che spingeva qualcuno a prendere scorciatoie, la democrazia repubblicana sarebbe stata salvata. E così credo che fu.
So che Eugenio aveva un carattere forte e in qualche caso molto irritabile. Io non ebbi mai conflitti con lui, ma molti di noi non hanno dimenticato quell’incontro di pugilato che ebbe con un collega durante l’udienza pubblica civile del giovedì, cui ebbi la ventura di assistere da bordoring. Ma il temperamento di Eugenio era tale che dopo la disputa interveniva la riconciliazione. E anche di qualcuna di esse sono stato buon testimone.
Una grande personalità quella di Eugenio Bruni che ha segnato con profondità la storia della nostra città. Egli ha sicuramente un posto importante nelle nostre vicende. E per noi, della generazione successiva, che ne abbiamo condiviso le battaglie politiche e le angosce per un paese che sembra non trovare mai, non solo una corretta stabilità democratica, ma neppure un barlume di dignità nazionale, egli resta un punto di riferimento costante. E dirò di più, ricordandolo qui oggi davanti a tutti voi sento l’orgoglio di potere dire che i valori di un socialismo democratico, laico, liberale e antifascista, che sono stati i fondamenti del suo impegno politico, culturale e civile, testimoniati dal sacrificio di Matteotti, Gobetti, Amendola, Rosselli, Buozzi, Colorni e tanti altri, non solo non sono obsoleti ma illuminano ancora il nostro cammino e ci inducono a sperare( forse l’impossibile) che nulla è perduto e che si può ancora ricominciare.
Ciao Eugenio, arrivederci.
Carlo Salvioni


Flavio Cassinari

Cari amici,
con dolore annuncio l'improvvisa scomparsa, a soli 47 anni, per un incidente in montagna, di Flavio Cassinari.
Flavio, segretario della FGS lombarda negli anni '80, ricercatore di filosofia teoretica nell'Università di Pavia, era amico e compagno di molti di noi, che ne apprezzavamo la modestia e l'intelligenza.
Lo ricorderemo nei prossimi giorni con uno scritto di Fulvio Papi.
Ciao Flavio, ti sia lieve la terra
Giovanni Scirocco

 

È uscito il libretto che abbiamo fatto stampare per ricordare Flavio: Tempo e identità. Per ricordare Flavio Cassinari, Ibis edizioni. Contiene la discussione del libro di Flavio che era uscita su "Fenomenologia e società" e i ricordi di amici e colleghi.
Lo presenteremo a Pavia il 20 dicembre, ore 11, aula Foscolo, corpo centrale dell'Università, Corso Strada Nuova 65.
Silvana Borutti

 

Un dirupo di alta montagna ci ha rapito Flavio Cassinari nel fiore dell'età. Era un filosofo di prim'ordine, un animo buono, gentile, affettuoso, sempre disponibile. Gli amici hanno perso moltissimo, il vuoto peserà nel tempo. Io non mi do' e non desidero darmi pace: non potrò più discorrere di filosofia e di socialismo (avevamo in comune questa nostalgia politica) con un amico che univa sempre alla sottigliezza e alla pertinenza delle argomentazioni, un sorriso dolcissimo e quasi esitante che voleva significare la levità del discorso, la mancanza nella dialettica di ogni eccesso affermativo e, al contrario, la presenza di un possibile spazio ulteriore.
Flavio era un filosofo vero nell'epoca del "tradimento dei filosofi" che diventano opinionisti, editori, politici, giornalisti alla ricerca dell'oppio del tempo, il pubblico successo. Al contrario per ogni tema poneva il suo orizzonte teorico, la sua "condizione di possibilità". Era lì, da kantiano che rimproverava ad Heidegger di essere stato eccessivo nella sua critica al filosofo di Konigsberg, era lì- dicevo- che attendeva la tua argomentazione.
Aveva scritto un libro interminabile sulle strutture formali che conchiudono la dimensione della storia e del mito. Un libro che sarebbe piaciuto molto a Rickert e, suppongo, anche a Banfi. La bibliografia mostrava un continente di letture delle quali solo un terzo avrebbe costituito un patrimonio prezioso per chiunque: non era un esibire, ma un servizio per i lettori.
Flavio era un filosofo anche nello stile di vita di una ammirevole parsimonia, una sorridente austerità, anche qui controcorrente rispetto agli intellettuali che cercano lo stile (che non hanno) nella eleganza sociale, in una estetica mafiosa. Pensava per conto proprio come deve essere per un filosofo che costruisce se stesso in una dimensione simbolica, nella quale, tuttavia, se non è presente un "se stesso" si può riconoscere solo una raffinata mondanità in attesa di scambio. Aveva un effetto empatico l'intensità affettiva per i figli, sempre presente nella sua vita come una fondamentale dimensione di senso.
Quanto a me, non aspetterò più Flavio alle 19 di ritorno dall'Università di Pavia, dov'era professore di grande donatività per gli studenti, di ascolto amichevole e di certo aiuto. Mi portava dalla biblioteca qualche libro che, purtroppo, non ero in grado di andare a reperire. Un poco affannato con l'immancabile sorriso, ma sempre puntuale. Il suo zainetto pieno di volumi abbandonato sulla poltrona prossima alla mia scrivania, e cominciava il nostro discorrere... Se scrivo queste cose molto private e personali è perché, oltre alla mancanza del filosofo e dello studioso, una parte della rete della mia affettività si è spezzata senza rimedio
Fulvio Papi

 

Questa notizia mi colpisce e mi rattrista profondamente.
Conoscevo Flavio dall'inizio degli anni '80, quando eravamo entrambi nella Federazione Giovanile Socialista. Ultimamente lo vedevo una volta ogni tanto, le rare volte che presenziava alle nostre riunioni. Ma era una di quelle persone che puoi perdere di vista per anni, e con cui quando ti ritrovi sembra che ci si sia visti il giorno prima.
Sono davvero senza parole.
Pierpaolo

 

Come sono addolorata... era veramente un caro amico. La notizia mi era sfuggita, grazie di avere fatto questa segnalazione.
un abbraccio
Paola

 

Come mi ha suggerito Fulvio Papi, allego un file con il ricordo di Flavio Cassinari.
Ho incluso sia il ricordo che ho letto ai finerali lo scorso 10 agosto 2009 (con un'aggiunta relativa a temi politici, che mi sembrava pertinente), sia quello che uscirà alla fine dell'anno nel n. 3 di Paradigmi, con una ricostruzione del suo contributo agli studi filosofici.
Grazie per aiutarmi a fare in modo che sia ricordato come merita.
Un saluto cordiale,
Silvana Borutti

Ricordo di Flavio Cassinari (Paradigmi, 3, 2009)
Ricordo pronunciato da Silvana Borutti nelle Chiesa della Collegiata di Domodossola

 

Sono appena tornato a Milano; non aprivo la posta elettronica da due settimane. La notizia della morte di Flavio mi ha molto colpito e rattristato.
Lo conobbi nel 1984, allorché entrai nel Psi.
Era un idealista, un filosofo ed un animo gentile. Dunque la sua carriera politica fu assai breve.
Siamo sempre rimasti in contatto. Ogni tanto mi chiedeva consiglio per qualche sua ingarbugliata vicenda familiare. Ogni tanto ricompariva in una riunione del Circolo Rosselli o ad un dibattito.
Condividevamo le stesse riflessioni e, negli ultimi anni, le medesime amarezze.
E' rimasto sempre un socialista liberale, uno di noi, anche se ormai guardava alla politica politicante come da un altro pianeta.
Mi colpisce che la sua vita sia finita lassù, sulle cime. Volava alto da sempre. In fondo, è come se non fosse mai sceso.
Luciano Belli Paci

 

Non vedevo Cassinari da molto tempo ma me lo ricordo bene giovane socialista.
Anch'io sono rimasto molto colpito da questa disgrazia.
Bisognerebbe magari una sera in modo molto informale ricordarlo tra gli amici.
Chissà se si riesce a fare una cosa semplice coinvolgendo magari i suoi amici più vicini.
Roberto Biscardini

 

Flavio Cassinari era una bella persona.

Non posso dire di averlo conosciuto intimamente come amico, perchè non mi è mai capitato di parlare a lungo con lui di fatti strettamente personali, di raccogliere le sue confidenze, o di condividere esperienze esistenziali particolari (ad esempio come collega di lavoro).
Però lo conoscevo indubbiamente da parecchio tempo. Da quasi trent'anni, a ben vedere....

Nel ripensare a lui, mi vengono subito alla mente alcuni ricordi particolarmente vivi : una riunione decisamente accesa, ma in realtà assai divertente, della FGS regionale a Cremona, nei primi anni Ottanta ...; una lunga discussione su Kant ed Heidegger (l'oggetto della sua tesi di laurea), qualche anno più tardi, nell'atrio della Statale, mentre si faceva la coda per iscriversi all'Università (quando tutti e due avevamo preso a metterci sotto con gli studi)...; un bel dibattito che tenemmo nella canonica della chiesa di S. Fedele pochi anni fa, in un circolo di cattolici "aperti" con cui Flavio era in contatto (e dove aveva avuto la bontà di invitarmi), sul tema delle radici cristiane dell'Europa...

Beh: devo dire che, quale che fosse l'argomento, discutere con Flavio, era sempre interessante. Mai banale. Mai inutile. Mai scontato.
ll suo ragionamento in effetti sapeva a tratti spiazzare. Ma dietro conclusioni o prese di posizione che a volte potevano sembrare talvolta paradossali, riconoscevi sempre un preciso rigore concettuale, e una sorta di stringente logica interna.
Sì: c'era del rigore in Flavio. Del rigore e dell'umanità.

Da diverso tempo, dopo gli anni della comune militanza politica, le occasioni per incontrarsi non erano in effetti più state molte. Meno, certamente, di quante avrebbero potuto essere.
Però capitava di vedersi di quando in quando, in occasione di qualche manifestazione, dibattito o iniziativa.
E allora era sempre simpatico ritrovarsi, anche solo per una birra, e commentare la situazione politica, affrontare qualche tema generale, o rievocare qualche bizzarro episodio del passato : come quella memorabile e comica scenata, che spesso ci capitò di richiamare ridendoci sopra, in cui, sulle scale della Federazione socialista di Corso Magenta, un infuriato Pillitteri, non ancora sindaco di Milano, si mise ad inveire in difesa di Flavio con delle urla veramente omeriche, investendo in modo impetuoso un malcapitato ed imbarazzatissimo Paolo Lucca, che, subissato da quel tuonare, non sapeva più come difendersi da quella incontenibile furia verbale: a scatenare quella scena da caserma era stata una delle nostre solite minime beghe della "Giovanile"; ma il Pillitteri - decisamente sempre sopra le righe - aveva interpretato la faccenda come uno sgarbo fatto direttamente a lui, e così, tra lo stupore di tutti noi (e sotto lo sguardo divertito di Flavio, che lo aveva maliziosamente stuzzicato) era esploso in modo del tutto imprevedibile, e, con la faccia tutta rossa, ed i raiban che gli cadevano scompostamente sul costoso giubbetto di renna, si era messo a berciare violentemente "Voi Cassinari lo lasciate stare! Avete capito?".

Buffo davvero.

Dalla testimonianza di Silvana Borutti leggo ora che Flavio meditava di tornare ad un impegno politico più attivo.

Non saprei dire a cosa stesse pensando con esattezza, ma so per certo che pur senza essere un nostro assiduo frequentatore, seguiva con molta attenzione le nostre attività rosselliane, ed apprezzava i nostri dibattiti e le nostre discussioni.
Mi piace pensare perciò che forse potesse avere in mente di individuare proprio il nostro Circolo come ambito in cui impegnarsi.
Di sicuro il "Rosselli" ne avrebbe tratto del giovamento.
Comunque sia, la sua scomparsa lascia un vuoto.

Ci mancherà.

Francesco Somaini